Ribaltare una delle domande più frequenti nel mondo della crescita personale e professionale: non “quanto vuoi guadagnare”, ma “quanto sei disposto a perdere”. Partendo dalla sua esperienza di attivista, parlamentare europeo e poi libero professionista, Marco Zullo racconta come questa domanda abbia guidato alcune delle scelte più importanti della sua vita.
Il tema centrale è la trasformazione dell’incertezza in rischio calcolato, definendo confini chiari su tempo, denaro, energia mentale e punto di non ritorno prima di avviare un progetto o un cambiamento. Per chi guida una PMI o sta ripensando la propria carriera, questo approccio offre un metodo concreto per evitare improvvisazioni e decisioni guidate solo dall’entusiasmo del momento.
Nel video Marco condivide episodi chiave – dalla fondazione di un’associazione alla scelta di lasciare un posto fisso, fino al passaggio alla libera professione – e propone un framework pratico per definire orizzonte temporale, risorse da mettere in gioco e condizioni per fermarsi, trasformando ogni esperienza in un asset per il futuro.
Punti chiave
La domanda che cambia le decisioni
Marco spiega come chiedersi “quanto sei disposto a perdere” sia stata la leva per affrontare scelte importanti, spostando il focus dal solo guadagno alla consapevolezza dei sacrifici sostenibili.
Dall’attivismo alla politica e oltre
Viene raccontata la nascita di una fiera sulla sostenibilità, il passaggio da lavoro a tempo indeterminato a contratto precario, la ricandidatura controcorrente al Parlamento europeo e la decisione di diventare libero professionista.
Il concetto di rischio calcolato
Definire in anticipo quanto si è disposti a perdere in soldi, tempo ed energia mentale permette di tracciare confini chiari e costruire progetti concreti invece di procedere a tentoni.
Orizzonte temporale e punto di non ritorno
Marco propone di stabilire una durata precisa entro cui valutare i risultati e di chiarire le condizioni che porteranno a fermarsi, evitando che il rischio diventi infinito e indistinto.
Perdere non è fallire
Il video insiste sul valore dei dati, delle competenze e dell’esperienza raccolti anche quando un progetto si interrompe, considerandoli basi per costruire iniziative successive ancora più ambiziose.
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Perché cambiare la domanda: dal guadagnare al perdere
[00:00] Marco Zullo Eccoci qua, vorrei condividere con voi una riflessione che mi è sorta guardando un po' i vari post sui social e i messaggi a cui siamo sottoposti spesso, ma io vorrei dire quasi sempre. Siamo bombardati da messaggi che ci chiedono quanto vogliamo guadagnare, quanto vogliamo stare meglio, quanto vogliamo ottenere. Per carità, messaggi leciti, è giusto ambire a volere qualcosa di più, però stavo riflettendo sui miei trascorsi e ho la sensazione che forse dovremmo anche cambiare un po' il tipo di domande che ci facciamo se vogliamo cambiare i nostri orizzonti. Devo dire che una domanda che mi sono sempre posto, da cui poi sono scaturiti una serie di fatti positivi, nel mio caso è stata: quanto sei disposto a perdere, quindi a metterti in gioco, quanto sei disposto a perdere.
L’episodio della fiera sulla sostenibilità e il budget in perdita
[00:55] Marco Zullo Vi racconto questo episodio. Quando ero giovane abitavo a Pordenone ed ero un attivista, mi occupavo di ambientalismo, animalismo, ero impegnato sul territorio per cercare di portare qualcosa di concreto e buono per il territorio stesso e quindi anche per me. Assieme a un gruppo di amici decidemmo di organizzare una fiera, una fiera sulla sostenibilità. Non posso dimenticare che quando ci siamo riuniti per discutere di questa possibilità e di questo progetto la prima cosa che ci siamo chiesti è stata quanto ognuno di noi era disposto a perderci. Abbiamo fatto un resoconto in termini economici e siamo riusciti a partire con un budget negativo di meno seimila euro. Ci siamo detti che se fossimo riusciti a contenere le perdite entro seimila euro avremmo potuto fare questo progetto. In termini temporali ci siamo chiesti quanto tempo potevamo dedicarci e ci siamo dati sei mesi per organizzare la cosa. Abbiamo valutato quante energie potevamo dedicare, chi qualche ora, chi qualche giorno a settimana, chi tutti i giorni, chi poteva mettere a disposizione la propria professionalità, quindi tempo tolto ad aspetti primari della vita di quel momento. Siamo partiti chiedendoci quanto eravamo disposti a perdere e forse questo tipo di domanda può fare la differenza oggi quando vogliamo partire con qualcosa di nuovo.
[02:40] Marco Zullo Almeno questa è stata la mia esperienza. Essere consapevoli di cosa mettiamo in gioco definisce dei confini, un rischio calcolato, possiamo chiamarlo così, che permette di costruire qualcosa di concreto senza avanzare solo a tentativi o a sensazione.
Dalle associazioni al lavoro, dalla politica alla libera professione
[03:10] Marco Zullo Questo tipo di approccio, che allora era inconsapevole e che oggi sto un po' formalizzando, l'ho applicato in diversi passaggi della mia vita. Con Terraè, l'associazione di cui vi parlavo, nata nel duemiladieci e ancora attiva nel duemilaventicinque, l'ho fatto quando ho deciso di cambiare lavoro e sono passato da un tempo indeterminato a un anno di prova. In quel caso cosa ero disposto a perdere. Ero disposto a perdere un lavoro a tempo indeterminato per provare qualcosa di più soddisfacente, con il rischio di dover ripartire da zero e di rimettermi in gioco. L'ho rifatto alla fine del primo mandato come parlamentare europeo, quando decisi di ricandidarmi facendo una campagna elettorale che non seguiva la prassi, quello che tutti mi dicevano di fare perché così si faceva. Io avevo una visione, la voglia di raccontare un sogno e una progettualità a modo mio e ho messo in discussione tutto quello che mi proponevano. In quel caso ero disposto a perdere tutto pur di portare avanti una progettualità con caratteristiche ben precise.
[04:35] Marco Zullo Questo approccio l'ho rivissuto recentemente quando ho finito la mia esperienza e ho dovuto decidere che tipo di lavoro fare. Ho deciso di lasciare il lavoro da dipendente, che era stata la mia unica esperienza nella vita, per mettermi in gioco come libero professionista. Quindi, che cosa ero disposto a perdere, che cosa sono disposto a perdere. Tutto, entro un certo tempo. Ho deciso di investire un anno in formazione, sto decidendo di investire tempo e risorse per una progettualità e una professionalità di un certo tipo, che possa essere utile al territorio e che permetta di raggiungere determinati obiettivi. Questa domanda, cosa si è disposti a perdere per ottenere qualcosa di meglio, di più profittevole, per me oggi può fare la differenza.
[05:40] Marco Zullo Può farla perché non lo fanno in molti, almeno questa è la mia sensazione vedendo il contesto comunicativo in cui siamo immersi. Lo fanno in pochi. Quando si percorre un percorso fuori dalla massa questo può diventare un vantaggio competitivo.
Framework: orizzonte temporale, risorse e punto di non ritorno
[06:05] Marco Zullo Quando si percorre un tragitto del genere bisogna farlo con consapevolezza e programmazione. Sappiamo che dobbiamo definire dei target ben precisi. Per esempio, qual è l'orizzonte temporale entro cui voglio ottenere un certo risultato. Questo orizzonte temporale ce lo dobbiamo dare: sei mesi, un anno, due anni. Se non lo definiamo il rischio diventa di fatto infinito. Dobbiamo chiederci che cosa vogliamo mettere in discussione in termini di risorse finanziarie, quanti soldi siamo disposti a investire in questo progetto.
[06:55] Marco Zullo Dobbiamo valutare il tempo, il tempo professionale: quante risorse professionali, quanto tempo e quante ore di lavoro possiamo dedicare a questo progetto per riuscire a ottenere il risultato. Un terzo aspetto è l'energia mentale. Quanto della nostra energia mentale, della nostra attenzione, delle nostre risorse di testa possiamo mettere e investire in questo progetto senza pregiudicare tutto il resto. Sono domande importanti da farsi e vanno poste prima. Bisogna avere le idee chiare per sapere dove si vuole andare a parare.
[07:40] Marco Zullo Infine bisogna anche definire quello che è il punto di non ritorno, ovvero quali sono le condizioni che si devono creare affinché io decida di desistere dal mio progetto, desistere dal mio intento. Questo non va visto come una sconfitta, almeno dal mio punto di vista, perché nel momento in cui abbiamo fatto un percorso consapevole siamo sicuramente in grado di recuperare dati, esperienza e conoscenze da quello che abbiamo fatto. Sono tutti elementi utili che, nella peggiore delle ipotesi, ci possono servire per il futuro e darci l'opportunità di ripartire per costruire un progetto ancora più ambizioso e non rimanere fermi.
[08:40] Marco Zullo Detto questo vi lascio con questa domanda: tu cosa sei disposto a perdere per fare un salto di qualità.
Se stai valutando un cambiamento importante nella tua azienda o nella tua carriera, guardati il video completo e usa questo framework per definire con lucidità cosa sei davvero disposto a mettere in gioco.
Se vuoi confrontarti su come trasformare il tuo prossimo passo in un rischio calcolato, lavorando su orizzonte temporale, risorse e punto di non ritorno, contattami per ragionare insieme sul tuo caso concreto.
