Pareti Verdi: aria condizionata e pulita con le biotecnologie

Categoria:

Intervista a Aura System: come le pareti verdi biofiltranti di Pietro Carloni e Matteo Garbuglia migliorano la qualità dell'aria indoor e riducono l'uso di aria condizionata nelle PMI.

Pareti Verdi: aria condizionata e pulita con le biotecnologie

Aura System è la startup fondata da Pietro Carloni e Matteo Garbuglia che utilizza pareti verdi biofiltranti per migliorare la qualità dell'aria indoor e ridurre il ricorso all'aria condizionata. Nata da un bisogno personale legato all'asma di Pietro e da un'intuizione maturata durante la tesi di laurea, l’azienda ha trasformato la biotecnologia delle piante in un sistema scalabile per uffici, spazi di lavoro e, presto, abitazioni private.

In questa intervista di Marco di Fabbrica, i founder raccontano il percorso da studenti e lavoratori in altri ambiti alla creazione di una scale-up innovativa hardware, con installazioni attive in Italia e all’estero. Il tema centrale è come mettere la natura al servizio del comfort ambientale, con un approccio imprenditoriale concreto alle sfide di produzione, logistica e modello di business tra B2B e B2C.

Nel video si affrontano la nascita dell’idea delle pareti verdi respiranti, il funzionamento del substrato brevettato che trasforma gli inquinanti in nutrimento per le piante, le difficoltà tipiche di una startup hardware e la scelta strategica di aprirsi anche al mercato dei privati mantenendo al centro benessere quotidiano, sostenibilità e radici territoriali.

Il Marchio di Fabbrica di Aura System

Per Aura System il marchio di fabbrica è mettere il benessere quotidiano delle persone al centro, utilizzando biotecnologie naturali al posto di tecnologie meccaniche ogni volta che è possibile, perché la Natura ha avuto miliardi di anni per ottimizzare i propri “sistemi” di filtrazione. A questo si aggiunge l’immagine delle radici forti: le radici personali dei founder nella campagna marchigiana e le radici delle piante, coltivate a lungo prima dell’installazione, che diventano il cuore del processo di purificazione dell’aria.

Punti chiave

Dalla tesi universitaria alla startup hardware

Pietro parte da studi in economia e management, una specializzazione in economia ambientale e una tesi sulla qualità dell’aria indoor per trasformare un problema personale di asma in un progetto imprenditoriale condiviso con Matteo.

Come funzionano le pareti verdi respiranti

Aura System utilizza pareti verdi con un substrato brevettato che funge da terriccio e filtro: gli inquinanti vengono intrappolati, resi disponibili alle radici e trasformati in carbonio per la crescita delle piante, purificando e rinfrescando l’aria.

Le sfide di una startup biotecnologica hardware

I founder raccontano le difficoltà di sviluppare hardware: lunghi cicli di ricerca e sviluppo, necessità di capitale, gestione di magazzino e produzione con migliaia di piante vive e l’assenza iniziale di linee guida operative.

Dal B2B al B2C con un nuovo prodotto modulare

Dopo i primi progetti pilota in uffici e sedi aziendali, Aura ridisegna prodotto e modello di business per entrare nel mercato dei privati con moduli biofiltranti più piccoli, certificabili e declinabili in pareti, quadri e soluzioni da tavolo.

Benessere quotidiano e radici come marchio di fabbrica

L’obiettivo dichiarato è far star bene le persone negli spazi chiusi usando biotecnologie naturali al posto di soluzioni meccaniche, mantenendo un forte legame con le proprie origini rurali e con il tema delle “radici forti” delle persone e delle piante.

Leggi la trascrizione completa

Dalle origini personali alla nascita di Aura System

[00:02] Marco Zullo Eccoci, buongiorno a un'altra puntata di Marco di Fabrica, aziende di straordinaria normalità. In questo podcast vogliamo raccontare esperienze e imprese di persone che si sono impegnate per costruire qualcosa di positivo e che ci stanno riuscendo. Magari per chi guarda dall'esterno sembra tutto semplice ma dietro a ogni impresa c'è una storia che merita di essere approfondita e raccontata. Oggi siamo con Pietro Carloni e Matteo Garbuglia di Aura System, due giovani che nella vita sono partiti con altri studi e altri percorsi e si sono trovati in questo progetto. Lascerei direttamente a voi, Pietro e Matteo, raccontare chi siete e che cosa state facendo.

[00:55] Pietro Carloni Ok, buongiorno a tutti, io sono Pietro Carloni.

[00:58] Matteo Garbuglia Io sono Matteo Garbuglia, buongiorno a tutti, ciao Marco, grazie per l'opportunità.

[01:05] Pietro Carloni Inizio io. Ero partito studiando economia, ho fatto economia e management, poi dopo la laurea ho lavorato nel marketing, sviluppavo siti, mi occupavo di marketing e vendite, lavoro d’ufficio. Ho capito che il digitale non era del tutto per me, cercavo qualcosa di più concreto. Mi sono licenziato, sono tornato a studiare e ho fatto la specialistica in economia ambientale perché volevo fare qualcosa di più legato alle mie radici, noi siamo marchigiani e veniamo dalla campagna marchigiana. Durante quel percorso ho fatto la tesi su Aura. Era il periodo del Covid, c'erano poche opportunità e ho deciso di iniziare Aura, coinvolgendo subito Matteo fin dall'inizio, anche lui rientrava da un'esperienza all’estero.

[02:10] Matteo Garbuglia Io invece ho iniziato il mio percorso di studi con scienze politiche e relazioni internazionali. Successivamente ho fatto una specialistica in risorse umane e poi sono andato all'estero a lavorare. Come diceva Pietro, il progetto Aura era già nell'aria, se ne parlava da circa un anno. Quando lui si è laureato coincideva con il Covid e io rientravo dall'estero, ci siamo detti che poteva essere il momento giusto, o lo facevamo allora o non lo avremmo fatto più. Grazie alla forte spinta di Pietro, che è il founder e ha sviluppato il progetto a partire dalla sua tesi, abbiamo deciso di iniziare questa avventura. Così è nato il tutto.

Che cos’è Aura System e come funzionano le pareti verdi

[03:18] Marco Zullo E ora, Aura System che cosa è.

[03:21] Pietro Carloni Aura System è una startup innovativa, siamo al quinto anno quindi siamo per diventare una scale up innovativa. È una startup nata da un bisogno che ho vissuto sulla mia pelle, perché da piccolo ero asmatico in modo abbastanza pesante. Con il tempo la situazione è migliorata ma questa cosa mi rende sensibile all'aria consumata negli spazi chiusi. Lo sento anche in contesti come una serata in discoteca, quando l'aria è pesante ho bisogno di uscire a prendere una boccata d'aria. Stavo cercando un argomento di tesi e sono entrato in un’aula studio in cui l’aria era consumata, non si potevano aprire le finestre e non si poteva usare il termostato. Un mio amico ha fatto una battuta dicendo che almeno ci vorrebbero delle piante. Lì ho avuto un’intuizione, ho iniziato a fare ricerca per vedere cosa si potesse fare e abbiamo scoperto la biofiltrazione dell’aria. Cercando è emerso che è il metodo più sostenibile per purificare l’aria, perché crea meno scarti e consuma meno energia.

[04:49] Marco Zullo Per semplificare per chi non è del settore, il vostro sistema utilizza piante vere e vive per filtrare l’aria, aumentandone la qualità per chi vive indoor in spazi chiusi per molte ore.

[04:56] Pietro Carloni Esatto. Dalla battuta sulle piante abbiamo scoperto che esistevano tecnologie chiamate pareti verdi respiranti. Quella che vedete alle nostre spalle può sembrare una parete verde classica, ma sul retro c’è un sistema di ventole e noi forziamo l’aria a passare attraverso la parete. Così l’aria viene purificata perché gli inquinanti vengono catturati nel substrato dove ci sono le radici delle piante. Sono le radici che assorbono gli inquinanti, non le foglie, che è un po’ una leggenda urbana. In questo modo l’aria viene purificata; nei test preliminari abbiamo ottenuto risultati intorno al novanta per cento di riduzione degli inquinanti. L’aria non solo viene pulita ma anche leggermente rinfrescata. Aura è nata con l’obiettivo di migliorare la qualità dell’aria negli spazi chiusi e ridurre l’utilizzo dell’aria condizionata, che è un sistema molto inquinante e impattante, soprattutto nelle grandi città.

[05:45] Matteo Garbuglia Il nostro focus è l’aumento del comfort ambientale interno a trecentosessanta gradi. Le nostre pareti verdi hanno effetti benefici per l’essere umano a livello fisico e psicologico, oltre che a livello ambientale con la riduzione degli inquinanti e l’abbattimento della CO₂. Le piante lavorano grazie a un substrato, una specie di terriccio senza terra che funge da substrato di coltivazione e da filtro. Gli inquinanti aspirati dalla parete finiscono in questo biofiltro e restano intrappolati, a disposizione delle radici che li assorbono e li eliminano. L’inquinante diventa carbonio che la pianta utilizza per crescere. È una forma di purificazione naturale senza scarti. Noi creiamo il contesto perché le piante possano dare il meglio. Le piante hanno avuto miliardi di anni per arrivare a questa efficacia e noi le aiutiamo.

Installazioni, mercato B2B e passaggio verso il B2C

[08:01] Marco Zullo Se non sbaglio oggi avete già installazioni funzionanti.

[08:07] Pietro Carloni Sì. Siamo entrati ufficialmente sul mercato l'anno scorso, ma la nostra prima installazione è stata fatta presso gli uffici di Eni alla fine del duemilaventidue come primo prototipo e progetto pilota. Poi ne abbiamo fatte altre, una in Svizzera, una a Milano, una a breve nelle Marche, e stiamo espandendo la produzione. Con il tempo sono arrivate molte richieste ma siamo ancora in pochi e lo spazio a disposizione era limitato, quindi abbiamo ampliato la produzione. Per l’anno prossimo puntiamo a spingere anche dal punto di vista del marketing, perché abbiamo visto che c’è interesse per soluzioni come le nostre. Al momento abbiamo circa sette installazioni, ma puntiamo ad averne almeno una cinquantina.

[08:55] Matteo Garbuglia Fino ad ora siamo cresciuti tramite progetti pilota e passaparola tra aziende. Siamo nel mercato B2B e abbiamo iniziato entrando in questo segmento. Dopo un video realizzato da una testata giornalistica che ha superato il milione di visualizzazioni abbiamo ricevuto molte richieste da privati. Ci siamo trovati da un giorno all’altro con tante richieste da parte di consumatori e abbiamo deciso di iniziare a progettare nuovi prodotti per entrare nel mercato B2C. Dall’anno prossimo saremo attivi anche in questo settore.

[10:07] Marco Zullo Colgo questa cosa per entrare più nel merito degli aspetti produttivi e di costruzione di un’azienda. Prima di tutto, quali sfide avete dovuto affrontare da quando siete partiti fino a oggi.

[10:23] Pietro Carloni Le sfide sono molte. La prima è che sviluppare un hardware e non un software richiede un periodo lungo di ricerca e sviluppo. La prima sfida è non mollare quando i primi prototipi non stanno in piedi. Siamo partiti letteralmente in camera con una stampante 3D che lavorava giorno e notte. Serve pazienza per mettere i primi semi e aspettare che crescano, serve tempo. L’hardware richiede tempo e soldi, quindi capitale, e spesso i primi tentativi non funzionano. Bisogna resistere. La seconda sfida riguarda il team. In una startup giovane, senza trent’anni e con qualche esperienza lavorativa alle spalle, mettere in piedi un’azienda implica affrontare anche tutto l’aspetto burocratico in Italia, che non è semplice. Bisogna capire come funziona, cosa va fatto, confrontarsi con commercialisti, notai, avvocati, brevetti. È un grosso impegno.

[11:40] Pietro Carloni C’è poi tutta la parte di marketing e vendite, perché una volta che hai un prodotto devi saperlo vendere. Avevo un po’ di esperienza, ma lavoravo nel digitale e nel software, dove è più facile fare vedere un prodotto online. Un prodotto come il nostro non è facile da vendere online rispetto a quando le persone vengono a vederlo di persona, come è capitato anche a te. La mancanza di competenze è un punto critico per tutte le startup. Il team è ridotto e oltre ai ruoli che ricopri ci sono ruoli mancanti da coprire. Avevamo esperienze lavorative ma non in tutti i campi. Quando non hai qualcuno che ti mostra come fare una cosa, devi sperimentare in prima persona. Questo porta errori e gli errori costano, ma insegnano molto. È sfidante mettere su una startup, soprattutto con capitale limitato, quindi non puoi assumere tutte le persone di cui avresti bisogno e devi scegliere come indirizzare le risorse.

Benefici per le persone, qualità dell’aria indoor e visione di sviluppo

[16:06] Marco Zullo Come dicevate, è fondamentale poter scambiare esperienze. Noi ci siamo conosciuti a Bologna durante una presentazione di diverse startup tra cui la vostra. Io vi ho conosciuto perché poi vi ho contattati dopo. È stato interessante interagire con voi anche perché vengo da un’esperienza sul tema del verde indoor, avendo sviluppato diversi progetti quando ero parlamentare europeo. Il verde all'interno degli edifici ha ricadute importanti sul benessere psicofisico, che significa anche incremento produttivo se restiamo in un ambito economico. Agendo sul benessere della persona non si migliora solo la capacità di produrre di più, ma il modo di vivere, il ritmo con cui si affronta il lavoro, con ricadute che vanno oltre gli indici economici. Se, come me, avete una visione del futuro orientata alla sostenibilità, cambiare l’ambiente in cui viviamo è fondamentale. È l’ambiente in cui passiamo la maggior parte del nostro tempo, tra lavoro e casa.

[17:58] Matteo Garbuglia Si dice che il novanta per cento del nostro tempo è trascorso in spazi chiusi. La maggior parte della giornata si passa al lavoro e, con lo smart working, anche casa è diventata ufficio. C’è una grande attenzione alla qualità dell’aria esterna, ma spesso non si considera che l’aria all’interno degli spazi chiusi è peggiore di quella esterna, perché parte dall’aria esterna e si arricchisce di inquinanti tipici degli ambienti interni. Diventare consapevoli che l’aria negli spazi chiusi è peggiore è il primo passo per preoccuparsene e agire anche sullo spazio interno. C’è uno studio che dimostra che con le pareti verdi respiranti c’è un aumento della produttività superiore al dieci per cento e una riduzione dei giorni di malattia. A livello economico, nel medio-lungo termine, avere verde, soprattutto verde purificante, porta molti benefici. La nostra è aria naturale perché è ricca di microorganismi rilasciati dalle piante, mentre i filtri industriali catturano inquinanti ma bloccano anche parte dell’aria buona. Con i nostri sistemi quella componente resta.

[20:30] Marco Zullo Un aspetto che mi ha colpito positivamente del vostro progetto è la capacità con cui avete messo a terra l’idea. Ho visitato le famose sfere di un grande marketplace negli Stati Uniti dove è stata ricreata una sorta di foresta. Dal punto di vista mediatico è un messaggio forte, ma dal punto di vista pratico la vivibilità è complicata perché per mantenere quella quantità e tipologia di piante serve un livello di umidità che rende l’ambiente poco abitabile. C’è tanta comunicazione di impatto su questi temi, ma tra comunicare in modo d’effetto e realizzare qualcosa che sia a misura degli ambienti che viviamo, soprattutto nei climi come i nostri, c’è una grande differenza. Qui si vede la capacità imprenditoriale che avete messo a sistema. Questo scambio di esperienze è utile per evitare errori che si commettono quando si viaggia alla cieca. Non pretendo di non affrontare le salite, ma ogni tanto un po’ di pianura non fa male. Avete toccato un tema per me interessante quando avete detto che vi approccerete al mercato dei privati. Volevo capire come avete affrontato questo passaggio, perché dal punto di vista della fascinazione è attraente ma è un cambiamento che richiede analisi, altrimenti ci si può trovare in difficoltà.

[22:29] Matteo Garbuglia Noi abbiamo iniziato a studiare il mercato dei privati più di un anno fa. In realtà, se torniamo alla nascita di Aura, volevamo fare un prodotto per privati. Il primo consiglio ricevuto da un mentore è stato che il mercato dei privati è interessante ma richiede un capitale per marketing e pubblicità che non avevamo, perché all’inizio non avevamo risorse. Ci ha suggerito di sviluppare un prodotto con appeal per le aziende e i loro uffici, che hanno più budget, e di cercare alcuni lead qualificati per entrare in queste realtà. Così è stato con Eni, con i contest per startup che coinvolgono corporate come partner e con le fiere dove incontravamo aziende. A un certo punto però devi guardare la realtà: il B2B è interessante ma richiede tempo, perché una corporate può impiegare mesi per arrivare a un’installazione. Il privato invece può decidere in dieci o quindici minuti. Abbiamo visto queste richieste ma il prodotto sviluppato non era vendibile ai privati per come era costruito, per motivi di certificazioni.

[23:40] Pietro Carloni Non solo stiamo rivedendo il modello di business, ma stiamo ripensando completamente il prodotto. Cambiamo la modularità: non avremo più grandi moduli pesanti ma stiamo trasformando il prodotto in un sistema in cui ogni singola pianta è un vasetto biofiltrante, facile da prendere e sostituire. Questo ci permette di creare forme diverse e prodotti di vari tipi, dalle pareti ai prodotti da tavolo fino ai quadri, su cui abbiamo anche un brevetto. L’anno prossimo abbiamo in programma un rebranding e un marketing specifico non più rivolto solo alle aziende ma ai consumatori privati. Stiamo sviluppando un’app, perché vorremmo che questa biotecnologia entrasse nelle case.

Marchio di fabbrica, radici e chiusura dell’intervista

[27:31] Marco Zullo Ci sono molti aspetti che oggi non trattiamo, che so che avete affrontato con cura, come quello della manutenzione, che rende il vostro prodotto interessante e abbordabile. Mi prendo la libertà di darvi le mie impressioni, perché ne ho viste molte e penso di avere una certa capacità di cogliere punti vincenti che il mercato a volte fatica a riconoscere, da qui la necessità del marketing. In voi ho visto affrontare molti aspetti in modo professionale e attento. Vi faccio un’ultima domanda: qual è il vostro marchio di fabbrica, in cosa sentite di poter dare un valore aggiunto ed essere riconoscibili perché siete voi.

[28:30] Pietro Carloni Dico quello che dico sempre: Aura è nata per far star bene le persone. Il nostro marchio di fabbrica deve essere puntare al benessere quotidiano delle persone tramite una tecnologia che, come diceva Matteo, ha avuto miliardi di anni per svilupparsi. È inutile cercare soluzioni meccaniche quando la natura ci ha già dato qualcosa. Per me il marchio di fabbrica è utilizzare le biotecnologie dove possibile al posto delle tecnologie meccaniche, perché sono migliori.

[28:58] Matteo Garbuglia Il nostro marchio di fabbrica sono le radici forti. Sono le radici da cui veniamo noi, dalla campagna, e quello che abbiamo sentito quando siamo andati in città dove mancava il verde. Sono le radici forti delle piante che facciamo radicare per oltre quattro mesi prima di metterle sul mercato e grazie alle radici purifichiamo l’aria. Direi radici forti.

[29:45] Marco Zullo È una bellissima immagine. Vi ringrazio, un grande grazie a Pietro Carloni e Matteo Garbuglia di Aura System. Vi faccio di nuovo i complimenti per come avete affrontato la vostra idea e l’avete messa a terra. Mi ritrovo in molte esperienze che ho fatto negli ultimi quindici anni e penso che abbiate ancora diversi aspetti che potete rendere più appetibili per affrontare il mercato in modo ancora più incisivo. Non è un percorso breve ma passo dopo passo state andando molto bene. Ringrazio chi ci ha seguito e ha dedicato questa mezz’ora a questo approfondimento e invito tutti a contattarmi e a contattare Aura e a raccontarci qual è il loro marchio di fabbrica. Grazie ancora e a presto.

Se vuoi capire come portare più benessere e qualità dell’aria nei tuoi spazi di lavoro o nei tuoi progetti immobiliari, guarda il video completo con Aura System

Se stai valutando soluzioni concrete per migliorare il comfort indoor nella tua PMI o nel tuo edificio, contattami per analizzare insieme contesto, vincoli e possibili leve strategiche da attivare, anche attraverso partner innovativi come Aura.

contattami