Imprenditore e manager sono spesso percepiti come figure in contrasto, ma per Nicola Gallazzi, manager in Ducati Energia e coordinatore del gruppo Giovani di Federmanager, questa contrapposizione è un limite per le imprese. In questa intervista di Marco di Fabbrica, Gallazzi racconta il suo percorso da ingegnere a manager orientato alle persone e il lavoro svolto con Federmanager per creare una community che favorisca confronto, crescita e sinergie tra professionisti.
Il tema centrale è la collaborazione imprenditore–manager come leva strategica per affrontare mercati complessi, transizione tecnologica e necessità di verticalità delle competenze, mantenendo però una visione d’insieme. Per le PMI italiane, spesso ancorate al modello “piccolo è bello”, questo cambio di paradigma è cruciale per non restare isolate di fronte a gruppi internazionali più strutturati.
Nel video si parla di come superare i silos tra funzioni aziendali, dell’importanza di delega e fiducia reciproca, del ruolo delle soft skill accanto alle competenze tecniche e del lavoro di Federmanager Giovani per costruire una community attiva di manager orientati al cambiamento.
Il Marchio di Fabbrica di Federmanager Giovani
Per Federmanager Giovani il marchio di fabbrica è la community di manager che si è creata nel tempo: una rete di professionisti che continua a confrontarsi, collaborare e darsi supporto reciproco anche oltre gli eventi formali, generando energia e competenze condivise a servizio delle imprese in cui lavorano.
Punti chiave
Dal tecnico al manager orientato alle persone
Gallazzi spiega il passaggio dalla ricerca e sviluppo al ruolo manageriale in Ducati Energia, unendo competenze tecniche e commerciali e scoprendo quanto sia centrale il lavoro con le persone per fare vera innovazione.
Federmanager Giovani e la community dei manager
Viene descritto il percorso “Manager tra Manager”, nato per creare una community peer to peer in cui i manager si confrontano su problemi reali, condividono esperienze e imparano ciò che le scuole non insegnano.
Imprenditore e manager: ruoli diversi, stessa sfida
Gallazzi evidenzia come imprenditore e manager abbiano responsabilità e prospettive differenti ma complementari, e come delega, fiducia e linguaggio comune siano condizioni essenziali per la competitività dell’impresa.
Rete, sinergie e superamento del “piccolo è bello”
Si affronta il tema della frammentazione del tessuto di PMI italiane e della necessità di fare rete, creare sinergie e superare la logica individualista per reggere il confronto con i grandi player globali.
Soft skill, formazione continua e ruolo sociale delle imprese
L’intervista sottolinea il peso crescente delle soft skill, la necessità di formazione continua per manager e imprenditori e il ruolo sociale delle imprese come elementi chiave per il futuro del lavoro.
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Introduzione, profilo di Nicola e Federmanager Giovani
[00:01] Marco Zullo Benvenuti a tutti a questa nuova puntata di Marco di Fabrica ovvero storie di aziende di straordinaria normalità. Come sapete parliamo di imprese e tutto quello che concerne il mondo dell'impresa e dell'azienda e con noi avremo ogni puntata ospiti diversi. Oggi con noi abbiamo Nicola Gallazzi, sale area manager di Ducati Energia per i mercati esteri e in particolare coordinatore gruppo giovani di Federmanager e consigliere di Federmanager Bologna, Ferrara e Ravenna nonché membro del coordinamento nazionale del gruppo giovani di Federmanager. Benvenuto Nicola, grazie di aver accettato questo invito e avrei piacere con te oggi di chiacchierare un po' di Federmanager, del ruolo che copri all'interno di questa associazione e del perché hai scelto questa strada. Intanto partiamo un po' dalle origini. Chi sei, cosa fai.
[00:45] Nicola Gallazzi Grazie mille Marco, buonasera.
[01:09] Nicola Gallazzi Allora, io sono laureato in Ingegneria Elettrica presso l'Università di Bologna e ho scelto di fare Ingegneria con l'obiettivo di fare innovazione, essendo sempre stato appassionato di tutto quello che è il mondo tecnologico. Ho lavorato per alcuni anni in ricerca e sviluppo, poi ho capito che per fare innovazione è fondamentale saper lavorare con le persone e crescere con e tramite esse. Ho quindi proseguito gli studi approfondendo il mondo manageriale e dirigenziale, facendo un MBA e un Master in Sales & Marketing presso la Bologna Business School. A seguito di questi percorsi, Ducati Energia ha visto in me una figura capace di unire la parte tecnica e quella commerciale e mi ha affidato l'attuale ruolo di responsabile per i mercati esteri, con delega allo sviluppo di business e opportunità. Nel lavoro che sto facendo per Ducati Energia sono poi entrato in contatto con la realtà di Federmanager, che è l'associazione dei manager e dirigenti dell'industria in Italia. Sono iscritto da più di tre anni e ricopro il ruolo di coordinatore del gruppo Giovani Manager. In questo contesto ho avuto l'opportunità di conoscere molti professionisti tramite cui sono cresciuto, confrontandomi e vedendo un miglioramento delle mie performance quotidiane. Il bello del gruppo Giovani con cui collaboro da anni è la voglia di fare la differenza, di mettersi in gioco, di provare a collaborare e capirsi per crescere insieme. Da circa sette anni la territoriale di Bologna, Ferrara e Ravenna porta avanti un percorso che adesso coordino, che si chiama Manager tra Manager, nato con l'intenzione di insegnare ciò che le scuole non insegnano, cioè il rapporto tra manager, soprattutto davanti alle sfide e ai problemi quotidiani. Un manager nel suo contesto lavorativo spesso è da solo, si trova a dover affrontare situazioni in cui non sa con chi confrontarsi, ha persone sotto di sé con cui non può aprirsi totalmente e superiori con cui non è sempre semplice parlare. Manager to Manager nasce per creare una community di manager con cui confrontarsi e vedere come altri, in contesti simili, affrontano problemi analoghi. È una formazione peer to peer in cui la parte fondamentale sono le esperienze messe in condivisione da chi partecipa.
[03:58] Marco Zullo Quindi il primo fatto è che un ingegnere, permettimi, abituato a lavorare in sistemi molto squadrati e lineari, ha deciso di evolversi mettendosi a lavorare in prima linea con le persone che sono mediamente tutto tranne che lineari. Questo è capitato anche a me nella mia esperienza e devo dire che confrontarmi con questa diversità di comportamento è stato un momento di crescita importante che non avevo considerato in passato e mi ha fatto fare un bel passo in avanti. Se si vogliono raggiungere obiettivi e costruire progetti solidi questo è indispensabile. Lavorare con le persone e le loro complessità richiede impegno ma è indispensabile, non si può fare altrimenti.
[05:05] Nicola Gallazzi Oggi non c'è altro modo, anche perché le imprese stanno sempre più capendo che fare rete e collaborare è la strada per affrontare i problemi di oggi: il passaggio generazionale, il confronto tra generazioni all'interno della stessa azienda, il mercato estero e mondiale con sfide complicate. Da soli non è più possibile fare tutto.
Imprenditore vs manager, delega e fiducia
[05:39] Marco Zullo Ti chiedo, adesso tu qui vesti i panni da manager e io non sono molto avvezzo a questi discorsi, però mi pare di capire che in alcune situazioni si venga a creare una sorta di contrasto o mancanza di supporto tra il manager all'interno dell'azienda e l'imprenditore, come se ci fosse una divisione di classe. Tu questo lo vivi, lo hai vissuto, che cosa rappresenta nella tua esperienza questo tipo di situazione.
[06:24] Nicola Gallazzi Da colleghi ho sentito in certe situazioni opinioni simili e penso che sia simile a quanto avviene tra diversi uffici. Spesso si dice che l'ufficio acquisti non parla con il commerciale, che non parla con il tecnico, cioè che non ci si capisce. In alcune aziende si creano silos sia a livello orizzontale tra uffici sia tra manager e parte decisionale dell'impresa. Collaborando con associazioni giovani di Confindustria sto notando però un'apertura alla collaborazione e alla volontà di capirsi. La cosa fondamentale è riuscire a parlare la stessa lingua ed essere preparati su ciò che si affronta. Negli Stati Uniti esiste da anni l'abitudine di far girare i manager tra vari uffici, perché ogni funzione ha le proprie modalità, responsabilità e obiettivi. Bisogna imparare, e lo facciamo anche nel percorso Manager tra Manager, a leggere le visioni e responsabilità di imprenditore e manager come due lavori diversi, che hanno bisogno l'uno dell'altro ma con abilità e punti di vista differenti. Se si vuole una collaborazione efficace bisogna mettersi nei panni dell'altro. In un'impresa servono sia imprenditore sia manager. Non esiste un'impresa che voglia crescere e oggi possa fare a meno di entrambe le figure. Esiste chi fa solo l'imprenditore, ma fa fatica a confrontarsi con il mercato. Oggi è richiesta un’expertise sempre maggiore in molti campi e una sola persona, avendo ventiquattro ore al giorno, non può fare tutto. Saper delegare e creare un contesto di fiducia con persone di cui ti fidi, che lavorano con te e ti sanno consigliare nel modo più corretto in base alle loro competenze, fa la differenza tra essere competitivi o uscire dal mercato. Questo vale ancora di più con l'intelligenza artificiale: hai bisogno di persone che sappiano usare gli strumenti tecnologici decidendo, non facendosi guidare da essi, altrimenti rischi di non svilupparti e di restare indietro, e nel mio settore tecnologico restare indietro significa chiudere.
[09:17] Marco Zullo Hai toccato temi molto importanti. La capacità di delegare è fondamentale, la verticalità delle competenze è sempre più inevitabile. In questa verticalità, come hai sottolineato, quando abbiamo a che fare con strumenti tecnologici innovativi come l'intelligenza artificiale è importante governare e guidare, non lasciarsi trascinare in direzioni che sembrano interessanti ma che non si comprendono fino in fondo, perché dietro l'angolo si rischiano sorprese spiacevoli. Per quanto riguarda la verticalità, un mio contributo è che non si può sapere tutto in modo profondo, né da manager né da imprenditore. Ognuno è specializzato, quindi la persona specializzata va in profondità, chi non lo è però ha il dovere di formarsi quel minimo, che spesso minimo non è, per avere le competenze necessarie a dialogare con il proprio interlocutore. Così come il percorso che avete fatto tra manager e imprenditori serve a scambiare punti di vista e nozioni di base che poi sono molto ampie, per capirsi e essere sulla stessa lunghezza d'onda.
Challenge personali, delega nel gruppo Giovani e ruolo del manager
[10:57] Marco Zullo Rispetto alla tua esperienza da manager e in Federmanager, quali sono state le sfide che hai dovuto affrontare.
[11:05] Nicola Gallazzi Intanto ci tengo a ringraziare una persona che mi ha fatto da mentor quando sono entrato e che è stata fondamentale nella mia crescita in associazione, cioè Erik Pettinicchi, attualmente insieme a me nel coordinamento nazionale e precedente coordinatore del gruppo Giovani. Mi ha aiutato, spiegato come funziona l'associazione, quali erano i miei compiti come coordinatore e poi mi ha detto che ora toccava a me mettere in gioco tutto ciò che sono in grado di fare, perché vedeva in me le capacità per far crescere il gruppo. Questo mi ha dato molta spinta iniziale e continuo a portarmelo dietro. Continuiamo a crescere come gruppo e in questo momento stiamo allargando le attività, anche perché abbiamo parlato di delega. Per alcuni anni ho provato a fare tutto in autonomia e ho capito che fare tutto da solo non è efficace. Il tempo è limitato e se vogliamo crescere e fare di più per i soci è necessario espandere il gruppo Giovani. Ho quindi nominato due vice che mi aiuteranno nelle attività e l'idea è far sì che più soci giovani conoscano l'associazione e che tutti i soci possano partecipare alle attività, perché vedo una possibilità per tutti di crescere insieme. Ho dovuto trovare un equilibrio tra le attività associative e quelle del lavoro quotidiano, visto che rappresento l'azienda dal punto di vista commerciale sui mercati esteri e spesso viaggio per lavoro. Trovare questo equilibrio è stato inizialmente sfidante, poi, man mano che ho preso confidenza con attività e persone con cui collaborare, ci sono riuscito. Questo è un lavoro che il manager di oggi deve saper fare: trovare un equilibrio è probabilmente la parte più complicata di tutti i lavori. Come dicevi tu prima per gli ingegneri, collaborare con persone che sono sistemi non lineari, volendo usare un linguaggio matematico, fa parte della realtà. Nessun sistema reale è naturalmente lineare. Accettando questo mi sono reso conto che ci sono molte variabili in gioco e che conoscere il più possibile mi permette di collaborare meglio con le persone.
Giovani, “piccolo è bello”, rete e sinergie
[13:53] Marco Zullo Rispetto alle sfide del futuro, già qualcuna l'hai accennata.
[13:59] Nicola Gallazzi L'intenzione che abbiamo è essere sempre più portatori di un messaggio di cambiamento. I giovani di oggi, e io rappresento su Bologna anche l'associazione studentesca Jebo, una junior enterprise che si occupa di digital marketing, comunicazione e sviluppo di startup, vogliono confrontarsi subito con il mondo del lavoro. Mi fa piacere perché spesso la generazione Z viene criticata in modo eccessivo sulle sue capacità. Si dà per scontato che i giovani non abbiano voglia, interessi o potenzialità. Io invece in Jebo ho conosciuto molte persone valide che hanno smentito questi stereotipi. Bisogna che noi e le generazioni precedenti riconosciamo le loro potenzialità e diamo occasioni, che è ciò che cerco di fare come coordinatore del gruppo Giovani, creando opportunità per mettersi in gioco e cambiare il contesto lavorativo del paese. Abbiamo molte opportunità, bisogna trovare il modo di veicolarle e fare sistema, non continuare a ragionare secondo la logica, tipicamente italiana, del piccolo è bello. Siamo uno Stato fatto di piccole e medie imprese, circa il novantacinque per cento delle aziende italiane sono PMI. Questo è un vanto perché dimostra una forte cultura imprenditoriale, ma se non si fa unione, non si fa rete e non si lavora insieme, il confronto con le grandi aziende mondiali o con i grandi gruppi diventa impari, perché possono giocare su dinamiche di competizione economica e di prezzo che il piccolo da solo non può reggere e rischia di essere inglobato e smembrato, perdendo valore sul territorio che potrebbe essere un'opportunità di crescita per i nostri figli. Penso che il nostro gruppo Giovani e la nostra generazione siano chiamati a cambiare questo trend.
[16:22] Marco Zullo Questo purtroppo te lo devo confermare. Girando in molte aziende e avendo a che fare con molti imprenditori, questo rimanere ancorati al piccolo è bello diventa un punto di debolezza molto forte. Qualche anno fa poteva essere sopportabile, oggi sempre meno. Il mercato cambia velocemente e le uniche possibilità sono crescere o, usando termini positivi, inseguire e sopravvivere, ma a volte non si sopravvive neanche.
[16:54] Nicola Gallazzi No, anche perché non fai sinergia. La parola che ho usato di più negli ultimi tre anni, da quando sono in Federmanager e nelle attività che portiamo avanti con varie associazioni, con la Bologna Business School, con Confindustria e con associazioni di categoria come AIDP e ANDAF, è proprio sinergia. Ci sono temi condivisi da più associazioni che lavorano sugli stessi argomenti da punti di vista diversi. Mi chiedo perché farlo da soli. Conviene trovare il modo di collaborare per lavorare tutti su un obiettivo comune di crescita. Il discorso è simile a quello del piccolo è bello: l'idea è che se faccio da solo gestisco meglio la mia autonomia e sono più tranquillo e focalizzato, ma così ci si chiude al confronto con gli altri che possono dare punti di vista non considerati o opportunità non viste. Tornando al concetto di ingegnere, spesso l'ingegnere viene visto come colui che fa sempre la cosa più difficile. Quando c'è un problema da risolvere, può scegliere la strada più complicata perché gli è stata insegnata una certa metodologia. In realtà, da un punto di vista filosofico di studio, l'ingegnere dovrebbe imparare a considerare tutte le variabili del sistema e tutte le possibili soluzioni, non solo quella insegnata. Altrimenti non è un vero ingegnere. Deve saper ragionare sul problema a tutto tondo. Nella realtà è raro conoscere tutto e nella maggior parte dei casi più opportunità e strumenti hai a disposizione, e in questo caso strumenti vuol dire persone con cui collabori, più variabili del problema puoi considerare, capendolo meglio e scegliendo la strada più efficace. A quel punto fai sinergia, perché più possibilità di scambio metti a terra e più un problema che vedevi come una rogna da risolvere può diventare un'opportunità di sviluppo che non avevi considerato. Esempi industriali di questo tipo sono molti: situazioni che sembravano perdute o vicoli ciechi da cui alcune aziende hanno creato enormi opportunità. Perché noi non possiamo fare lo stesso.
Soft skill, formazione, ruolo di Federmanager
[19:52] Marco Zullo Io te la semplifico così: lo schema va conosciuto, studiato e compreso. Una volta che sai qual è lo schema, puoi anche decidere di stravolgerlo e fare altro, ma lo fai in modo consapevole. Servono competenze, visione e approccio. Per carità, ce l'ho fatta io e penso che chiunque possa farcela, ma bisogna essere disposti a mettersi in gioco.
[20:32] Nicola Gallazzi Bisogna saper accettare le critiche, saper parlare e mettersi in gioco, che può fare paura. Non do per scontato che tutti abbiano l'indole ad aprirsi, condividere, ascoltare critiche e feedback, darli e riceverli, saperli metabolizzare. Però si può imparare, ci si può formare. Oggi diventa quasi una necessità, rispetto al passato, avere queste cosiddette soft skill che anni fa sembravano superflue. Oggi fanno nettamente la differenza in molti contesti, sempre a patto che ci siano le hard skill di base. Altrimenti ci si concentra troppo sul lavoro con le persone trascurando le competenze. È fondamentale essere competenti in ciò che si fa.
[21:32] Marco Zullo Altrimenti la fuffa è dietro l'angolo. So che anche voi come Federmanager Giovani, o in generale come Federmanager, state lavorando molto su questo tipo di formazione e mettete a disposizione dei vostri associati molti strumenti. Alcuni ho avuto modo di provarli in prima persona e posso dire che sono stati di ottima qualità. Ti chiedo, come Federmanager, se doveste definire il vostro marchio di fabbrica, qual è, cosa vi distingue, cosa vi identifica.
[22:13] Nicola Gallazzi Direi la community che si è creata, nata dall'insieme di manager che hanno partecipato ai vari eventi e continuano a sentirsi e collaborare fra loro, dando energia in più all'associazione. Lo vedo nel coordinamento nazionale attuale, in cui da tutta Italia ci sentiamo ormai una volta al mese per aiutarci a vicenda su come essere più efficaci all'interno dell'associazione e arrivare al maggior numero possibile di manager e dirigenti, con lo scopo di essere migliori manager e dirigenti per il futuro e far crescere le aziende in cui lavoriamo. In questo momento penso che il nostro marchio di fabbrica sia proprio la community che si è creata. Poi c'è tutto il lavoro che fa l'associazione dal punto di vista sindacale e di supporto, che è fondamentale ed è il motivo per cui ottant'anni fa, il 29 ottobre di quest'anno festeggiamo gli ottant'anni, l'associazione è nata: dare supporto ai manager e dirigenti dell'industria. Oggi questo ruolo si sta evolvendo verso un aspetto più collaborativo, richiesto per essere competitivi.
[23:24] Marco Zullo Se dovessi dire qualcosa ai tuoi colleghi manager e agli imprenditori che cosa diresti.
[23:33] Nicola Gallazzi Direi di parlarsi, di comunicare. Sembra banale come concetto, soprattutto nell'era dell'informazione e dei social media in cui abbiamo una quantità infinita di strumenti per comunicare. Spesso ci si dimentica che per risolvere problemi è necessario comunicare e soprattutto ascoltarsi, non solo nelle parole ma nei segnali deboli che spesso vengono ignorati o non visti. Non vederli si può evitare studiando, formandosi e mettendosi in gioco. Ignorarli è una scelta su cui non posso dare consigli, ma secondo me è a svantaggio di tutti, perché i segnali deboli sono quelli che fanno la differenza.
[24:37] Marco Zullo Grazie Nicola, siamo stati molto sintetici ma in questa sintesi hai toccato molti temi che meriterebbero un approfondimento e magari in futuro lo faremo. Questo è un canale, uno strumento che vuole essere di supporto alle imprese, a tutto ciò che comporta portare avanti un'impresa, che si sia imprenditori, manager o altre figure, perché è un organismo che va preso nella sua interezza.
[25:08] Nicola Gallazzi Totalmente d'accordo. Come dici tu Marco, le aziende sono fatte di tutte le persone che ci lavorano, quindi l'azienda è fatta di persone; i macchinari sono la parte pratica, ma senza persone che collaborano si fa molta fatica.
[25:29] Marco Zullo Assolutamente. Credo che oggi abbiamo dato diversi spunti e posso dire, penso anche per te, che siamo a disposizione di chiunque voglia approfondire o contattarci per portare avanti strade magari non nuove ma che escano un po' dalla comfort zone e dall'abitudine del ho sempre fatto così. Oggi il mondo cambia molto velocemente e non basta più guardare solo al contesto europeo: è il contesto globale a fare la differenza. Se non si abbraccia un approccio più ampio e non ci si mette in gioco, si farà fatica. Io credo personalmente anche molto nel ruolo sociale e nell'impatto delle imprese sul territorio.
[26:25] Nicola Gallazzi Sono d'accordo. Le imprese hanno un ruolo fondamentale perché sono il luogo in cui le persone lavorano. Il lavoro è parte fondamentale della nostra società e se non c'è lavoro l'intera parte sociale ne risente.
[26:42] Marco Zullo Quindi la sinergia, quella vera, è indispensabile e dobbiamo cercare di metterla in pratica nel modo più efficace possibile. Nicola, di nuovo grazie e buon lavoro.
[26:53] Nicola Gallazzi Noi lavoriamo proprio su questo. Grazie a te Marco, è stato un piacere scambiare idee e opinioni con te. Quando vuoi ci sono e spero di vederti presto.
[27:06] Marco Zullo Io ringrazio anche tutti gli spettatori, vi invito a commentare, a seguirci e a raccontarci qual è il vostro marchio di fabbrica. Alla prossima.
